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Recensioni

Artificial al New York Film Festival: la geometria del potere e la prova di Garfield

Prime reazioni critiche e analisi della proiezione NYFF su Artificial, il film di Guadagnino che trasforma la crisi OpenAI in una commedia fredda sul controllo.

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Artificial al New York Film Festival: la geometria del potere e la prova di Garfield

La proiezione del 5 ottobre all’Alice Tully Hall non ha lasciato spazio ai dubbi. Artificial al New York Film Festival ha confermato che la geometria del distacco annunciata dal trailer era solo il primo strato di un puzzle molto più articolato e pericoloso. Come anticipato in Artificial di Luca Guadagnino: il trailer e la geometria del distacco, il regista non ha mai avuto intenzione di raccontare un futuro fantascientifico, ma scansiona il presente attraverso lenti asettiche e silenzi carichi di ansia, abbassando la sua nota sensualità tattile per tracciare una vera geografia del distacco. Invece di avvolgere lo spettatore nella carne dei personaggi, lo costringe a osservarli da una distanza che fa male, dove i dialoghi si accavallano come prompt eseguiti con esitazione e la macchina da presa registra senza toccare. Le prime reazioni dalla stampa internazionale sono nette: non si tratta di un film che chiede permesso, ma di un documento che costringe a guardare.

La commedia nerissima del potere

Simon Rich ha costruito una sceneggiatura che funziona come un bisturi. Dietro le dichiarazioni sul progresso e l’innovazione emergono ambizione, ego e interessi economici che non hanno nulla di tecnologico. Guadagnino, con quaranta milioni di dollari e centoquaranta minuti di durata, ha rifiutato la retorica dell’apocalisse per concentrarsi sulla banalità del male corporativo. Il film racconta il licenziamento e il repentino reintegro di Sam Altman nel 2023, ma il vero soggetto è la gravità che attira i cervelli migliori verso un vuoto aspirante. Amazon MGM Studios ha scaricato il progetto a giugno proprio per questo ritratto giudicato troppo critico del fondatore di OpenAI. Neon è intervenuto dopo una proiezione segreta presso la sede CAA, mentre Netflix, A24 e Focus Features hanno declinato. Una dinamica distributiva che diventa essa stessa metafora: il cinema d’autore che affronta il potere tech non trova facilmente casa, perché le stanze del potere preferiscono il silenzio al riflesso nello specchio. La stampa ha colto immediatamente questa sottile ironia drammatica, e anche Matt Neglia per Next Best Picture ha celebrato la capacità del regista di interrogarsi su potere, controllo e avidità senza perdere la componente spettacolare.

Garfield tra calcolo e nichilismo

Al centro di questo meccanismo si muove Andrew Garfield, che ha dichiarato di essersi preparato day in and day out per mesi. Ha definito il suo Altman “calculating, manipulative and nihilistic”, una scelta interpretativa che richiede una sottrazione continua. L’attore non indossa i panni del visionario carismatico o del guru in maglione tecnico. È un uomo che gestisce macerie cognitive, con la schiena tesa e lo sguardo che cerca una via d’uscita dove non ce ne sono. Accanto a lui, il cast compone un mosaico di volti che sembrano più interessati a sopravvivere al sistema che a dominarlo: Yura Borisov, Monica Barbaro, Cooper Hoffman, Ike Barinholtz (nei panni di Musk) e Mark Rylance offrono una recitazione di precisione chirurgica, dove ogni gesto pesa meno di una notifica push. Guadagnino abbassa ulteriormente il volume della sua sensualità tattile per lasciar spazio a la geometria del distacco. Non è un ripiegamento, è una scelta stilistica coraggiosa. Invece di avvolgere lo spettatore nella carne dei personaggi, lo costringe a osservarli da una distanza che fa male. I dialoghi non si succedono, si accavallano; le frasi sembrano prompt eseguiti con esitazione.

Il filtro industriale e la scommessa di Neon

La distribuzione riflette la stessa ambizione misurata. NEON ha acquisito i diritti mondiali con l’intento chiaro di candidare il titolo ai premi, programmando l’uscita statunitense per il 25 dicembre 2026. Nel Regno Unito uscirà il 22 gennaio 2027 con Picturehouse Entertainment. L’anteprima al NYFF non è casuale: serve a posizionare Artificial non come intrattenimento, ma come testo da decodificare. Se i teaser puntavano sui retroscena e sui giochi di potere legati a una celebre crisi aziendale, la proiezione completa lascia intendere che la vera tensione sia altrove. Non si tratta di predire un domani fantascientifico, ma di documentare la nostra condizione attuale di intermediari tra desiderio e codice. Hollywood continua a cercare schiere di eroi digitali per domare il mostro; Guadagnino fa l’opposto. Prende la materia fredda e le impone una grammatica umana frammentata, dove ogni errore di battitura diventa un respiro.

Il cinema non smette di esistere quando lo schermo cambia colore. Smette solo quando dimentica che dietro ogni pixel c’è ancora qualcuno che ha scelto di guardare, o di non guardare, per una ragione precisa.

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#Artificial #Luca Guadagnino #Andrew Garfield #New York Film Festival #OpenAI

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