Blade si ferma: la confessione di Kevin Feige sul reboot fallito
Kevin Feige ammette il fallimento del progetto con Mahershala Ali. Analisi degli slittamenti, dei cambi creativi e delle conseguenze per il futuro del MCU.
Non serve un necrologio ufficiale per sapere che una storia è finita. Basterà guardare il calendario delle uscite dei Marvel Studios, svuotato come una libreria dopo la chiusura della catena. Blade non è mai entrato in produzione con Mahershala Ali. È rimasto nel limbo dello sviluppo, tra sceneggiature riscritte a tempo di record e registi scappati come da un cinema in fiamme. La conferma definitiva arriva dalla bocca di chi ne aveva la responsabilità: Kevin Feige. Durante l’ultimo episodio del podcast Happy Sad Confused, il presidente dei Marvel Studios non ha cercato alibi istituzionali. Ha usato parole nette, quasi volgari nella loro onestà: si definisce un fallito. Una confessione che vale più di mille comunicati stampa, ma che non cambia il fatto che siamo di fronte a un colosso narrativo lasciato a se stesso.
La geometria del ritardo
Partiamo dai numeri, perché l’industria cinematografica è fatta anche di calendari che mentono per abitudine. Annunciato al San Diego Comic-Con di luglio 2019, quando Ali salì sul palco con il cappellino simbolo della pellicola, Blade ha subito una serie di slittamenti ufficiali prima di essere rimosso dal calendario delle uscite. Le cause non sono misteriose: la pandemia e gli scioperi WGA e SAG-AFTRA hanno paralizzato Hollywood, ma il vero nodo è stato interno. La sceneggiatura ha subito continue riscritture, coinvolgendo diversi autori. Due registi come Bassam Tariq e Yann Demange hanno abbandonato la nave prima che partisse, e il cast ha subito rotazioni continue. Un progetto che voleva essere un thriller storico ambientato in un periodo preciso è diventato un cantiere aperto dove il processo creativo ha subito continui stop.
La confessione e il fantasma di Snipes
Feige non nasconde la frustrazione. «Mi sento un enorme perdente, ho fallito, non sono riuscito a realizzare il film con Mahershala», ha dichiarato testualmente. È una frase che evidenzia la frustrazione di chi deve gestire un franchise complesso: la paura di sbagliare si è trasformata in paralisi decisionale. Si preferisce fermarsi piuttosto che correre rischi e produrre un lavoro non all’altezza. Eppure, Feige ricorda l’emozione di rivedere Wesley Snipes nei panni di Blade nel cameo di Deadpool & Wolverine, uscito nel 2024. Quel ritorno non era un esercizio di nostalgia cieca, ma la prova che il personaggio respira ancora quando gli si dà aria. Voci e leak hanno parlato di possibili plotline con figure femminili potenti, ma la mitologia è lì, pronta, mentre le chiavi sono state perse in un cassetto.
Oltre il sanguinamento narrativo
Qualcuno potrebbe pensare che la scomparsa di Blade dal calendario sia un sollievo. In un’epoca in cui i franchise devono quadrare ogni guscio d’uovo multiversale, un film a tema vampiresco rischia di diventare un ingranaggio secondario invece di un punto focale. La Marvel ha sempre navigato tra il puro intrattenimento commerciale e una certa ambizione narrativa, ma qui il problema non è l’ambizione. È la mancanza di direzione. Se voci di corridoio riportano ipotesi su futuri progetti per il personaggio, si tratta solo di pettegolezzi. La Marvel Studios non ha confermato nulla. Costruire un universo attorno a un personaggio che non è mai nato è come edificare su sabbia: col tempo, la marea porta via tutto.
Il cinema ha bisogno di personaggi che sanguinano davvero, non di prototipi testati in focus group fino a renderli innocui. A volte, smettere di inseguire una data è l’unico modo per rispettare il materiale originale.
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