Centenario di Mel Brooks: tra il Cinema Ritrovato e la prima serata Rai Movie
La chiusura della XL edizione del festival bolognese e l'omaggio televisivo a Mel Brooks per il suo centenario. Analisi di una carriera EGOT e di un'ironia senza tempo.
La chiusura del cinema e il compleanno del maestro
Bologna non ha mai amato le mezze misure. La XL edizione de Il Cinema Ritrovato si è spenta domenica 28 giugno 2026 con numeri che parlano chiaro: centoquarantacinquemila spettatori tra sale e piazze, un riempimento dell’ottantacinque per cento e oltre cinquemila accreditati giunti da settantotto paesi. Dietro queste cifre non c’è solo una rassegna di successo, ma un organismo che ogni anno dimostra come la memoria cinematografica sia un laboratorio di energia pura, non un museo polveroso. Il punto focale dell’edizione è caduto in perfetto allineamento con il centesimo compleanno di Melvin James Kaminsky, noto a tutto il mondo come Mel Brooks. In Piazza Maggiore, davanti a circa settemila persone, è stato proiettato Frankenstein Junior. Durante la proiezione, un video-saluto del regista è stato mostrato al pubblico, che ha cantato Happy Birthday to You in una delle rare occasioni in cui la platea e l’autore hanno condiviso lo stesso respiro. Non si tratta di mera celebrazione anagrafica. Si riconosce che una certa grammatica del riso americano è nata lì, in quel crocevia tra cabaret newyorkese, scrittura televisiva per Your Show of Shows e il coraggio di smontare i generi fino a farne esplosioni irriverenti.
La programmazione in chiaro e il vertice dell’AFI
Mentre Bologna celebrava la conservazione, Rai Movie ha scelto di portare quella stessa comicità nel salotto degli italiani. Nella prima serata del ventinove giugno è andato in onda Mezzogiorno e mezzo di fuoco, la dissacrazione western che nel 1974 ha cambiato le regole del gioco. La scelta televisiva assume un valore aggiuntivo se si considera il recente spostamento al primo posto nella classifica dei cent’anni dei cento film più divertenti dell’American Film Institute, dove A qualcuno piace caldo di Billy Wilder viene scalzato con un riconoscimento onorario che, per quanto simbolico, restituisce a Brooks la centralità che i tempi moderni gli avevano parzialmente oscurata. Trasmettere un film del genere in chiaro non è un gesto commerciale. È una dichiarazione di intenti culturali: dimostrare che l’antirazzismo satirico e la demolizione delle gerarchie narrative non sono relitti storici, ma strumenti ancora taglienti. Brooks ha sempre trattato la commedia come un’arma. Se il tuo nemico ride, ti chiese in un’intervista, come può ucciderti a bastonate? La trasmissione Rai ripropone esattamente questa dinamica: costringe lo spettatore moderno a confrontarsi con una carica sovversiva che, nel 1974, sarebbe stata considerata pericolosa e che oggi si presenta come perfettamente attuale.
Il 1974 e la matematica del genio
Judd Apatow ha definito Brooks il più divertente di tutti i tempi, paragonando la sua produzione del 1974 al 1939 di Victor Fleming. La cifra è esatta. Nello stesso anno Brooks ha diretto Frankenstein Junior e Mezzogiorno e mezzo di fuoco, due capolavori che non si assomigliano ma condividono la stessa ossatura: una struttura classica smontata pezzo per pezzo, rimontata con un ritmo serrato e una fiducia incrollabile nel pubblico. Nessuno nella storia del cinema ha eguagliato quella duplice vittoria critica e popolare. Brooks è anche uno dei pochissimi EGOT vincitori, aver conquistato Oscar, Emmy, Grammy e Tony, ma il suo vero merito sta nell’aver rifiutato la stanchezza creativa. Ha continuato a girare film, a scrivere sketch, a fare teatro senza mai cadere nella nostalgia di sé stesso. La sua filosofia si riassume in una battuta che molti ripetono senza comprenderne il peso: la tragedia è quando mi taglio un dito. La commedia è quando tu cadi in una fogna e muori. Non è cinismo. È lucidità chirurgica sul rapporto tra dolore e risata, tra la fragile umanità dell’attore e la brutalità della realtà che lo circonda.
Un secolo di ilarità necessaria
Chiudere un festival con il nome di Brooks non è un omaggio decorativo. È un riconoscimento di vitalità continua. La nuova apertura dell’Arz, l’Archivio Renato Zangheri della Cineteca di Bologna, conferma che la conservazione del patrimonio passa per la fruizione attiva, non per la museificazione passiva. Portare Mezzogiorno e mezzo di fuoco in prima serata significa fare lo stesso lavoro su un palcoscenico diverso: quello domestico, quello immediato, quello dove il ridere è ancora un atto di resistenza. Il cinema di Brooks non chiede permesso. Non si scusa per la volgarità strategica, non si giustifica per le provocazioni mirate. Esige solo che lo spettatore sappia distinguere tra il riso consolatorio e il riso liberatorio. Cent’anni fa nasceva un uomo che ha trasformato la propria rabbia civile in una macchina da presa capace di far cadere le maschere dei generi. Oggi, a un secolo di distanza, quella macchina continua a funzionare meglio di molte delle novità che ci vengono proposte ogni mese.
Se il tuo nemico ride, come può ucciderti a bastonate? La risposta di Brooks non è solo una battuta. È un manuale operativo per chi crede ancora nel potere civile della comicità.
Tag
Condividi