Club Kid, recensione: la svolta queer di Jordan Firstman tra caos notturno e paternità inattesa
Recensione di Club Kid: sintesi della critica internazionale e scheda tecnica del debutto queer di Jordan Firstman, in sale dal 3 dicembre.
Il contesto e la scommessa di un debutto
Il cinema indipendente ha smesso di cercare eroi in tuta da lavoro per concentrarsi su chi costruisce il proprio rifugio tra le luci al neon e i bassifondi della notte. Club Kid, esordio di Jordan Firstman, non è un manifesto: è un diario di bordo. Dopo la selezione a Cannes nella sezione Un Certain Regard e l’acquisizione di A24 per 17 milioni di dollari, il film arriva in Italia il 3 dicembre grazie a I Wonder Pictures. Peter, promoter trentenne della scena underground newyorkese, vive di after-party effimere e di una distanza calcolata dai social. La sua routine si spezza quando appare Arlo, un bambino di dieci anni che non sapeva di avere. Firstman non cerca il riscatto melodrammatico. Lascia che Peter tenti di incastrare la paternità nel suo universo fatto di drag queen e controcultura, senza cancellare il passato ma attraversandolo.
La reazione della critica internazionale
Il consenso della critica internazionale non è un caso di marketing. Rotten Tomatoes segna il cento per cento su oltre sessanta recensioni; The Hollywood Reporter lo definisce una dramedy «winsome» e intelligente, e Screen Daily ipotizza che possa diventare un successo indipendente. Testate come il Guardian e RogerEbert.com hanno puntato sul tema della maturazione tardiva. La paternità inaspettata non è un espediente narrativo per riscrivere la giovinezza edonistica, ma il catalizzatore di una ridefinizione dell’identità.
Stratificazione storica e lavoro tecnico
Il titolo non è un orpello estetico. Rimanda ai Club Kids, sottocultura newyorkese nata negli anni Ottanta, che ha anticipato decenni di evoluzioni nella cultura pop e nel linguaggio dei media. La fotografia di Adam Newport-Berra, il montaggio di Taylor Levy e Sofía Subercaseaux e le musiche di Cristobal Tapia de Veer firmano il lato tecnico (la fotografia è girata in 35 mm). Nel cast, con Firstman e Cara Delevingne, ci sono Diego Calva, Kirby Howell-Baptiste, Miss Benny e Alaska Riley; il film è prodotto da Topic Studios, Rapt Film e Twin Pictures.
Distribuzione e attese per l’uscita italiana
Distribuire un esordio queer in questo momento storico non è una scommessa commerciale, ma un atto di fede nel pubblico. L’acquisizione di A24 ha segnalato che Firstman possiede già una visione definita, capace di trasformare l’esperienza personale in linguaggio cinematografico coerente. I Wonder Pictures lo porta in sala in Italia il 3 dicembre, mentre negli Stati Uniti l’uscita limitata di A24 è prevista per il 6 novembre.
Il cinema ha imparato a riconoscere la paternità quando smette di chiederle un modello da imitare e inizia ad accettarla come un atto di coraggio quotidiano.
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