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Festival

France Odeon 2026: tra Bardot e il peso delle nuove voci francesi

Copertura dell'edizione del festival dedicato al cinema francese a Firenze, con focus sul tributo a Brigitte Bardot e sui sette film in concorso per il Premio Foglia d'Oro.

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France Odeon 2026: tra Bardot e il peso delle nuove voci francesi

Firenze accoglie a fine ottobre la diciottesima edizione di France Odeon, un appuntamento che non si limita a spostare pellicole oltre confine ma cerca di tenere viva la dialettica tra due cinematografie. Dal 28 ottobre al 1° novembre, il Cinema La Compagnia diventa il perno di una rassegna diretta da Francesco Ranieri Martinotti, che quest’anno compie maggiore età. Si parla di quarant’anni di presenza transalpina nella città toscana, un traguardo che nasce nel 1986 come France Cinéma e si consolida qui nel 2009. Non è una celebrazione a senso unico. È un banco di prova per chi osserva come il cinema francese stia ricalibrando i propri interessi senza rinunciare alla leggerezza della commedia o al rigore del racconto d’autore.

Il passato che apre le danze

La pre-apertura del 28 ottobre non è un esercizio di nostalgia fine a sé stessa. Dedicata a Brigitte Bardot, vede in sala Le repos du guerrier (1962) di Roger Vadim. Un titolo che arriva in un momento storico preciso, considerando la scomparsa dell’attrice, annunciata il 28 dicembre 2025. Il film ricorda anche che le riprese attraversarono per circa un mese il territorio toscano di Fiesole. Bardot resta un’icona, ma il cinema non può vivere solo di reliquie. Serve un ponte con l’oggi, e France Odeon lo costruisce spostando rapidamente l’attenzione sul concorso principale.

Sette pellicole, un tema che attraversa i generi

La selezione per il Premio Foglia d’Oro è composta da sette film, una grammatica narrativa che spazia dal dramma alla commedia sociale. Inizia con Ni vue, ni connue di Marc Fitoussi, interpretato da Isabelle Huppert, e prosegue con L’objet du délit di Agnès Jaoui. Il programma include poi Les jours d’après di Stéphanie Pillonca e La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet, con un cameo dello scrittore Erri De Luca. Tra gli altri titoli, Les misérables di Fred Cavayé, con ospite Vincent Lindon, e domenica 1° novembre La troisième nuit di Daniel Auteuil.

Cinque giurati valuteranno le opere: tra loro Valeria Golino e Marco Bechis. Non si tratta di un semplice elenco di titoli. È uno sguardo sulle voci del cinema francese di oggi. Il direttore Francesco Ranieri Martinotti ha raccontato il programma con la metafora di un menu di compleanno, sottolineando l’impegno dei «genitori, parenti e amici del festival» nel renderlo degno della creatura che diventa maggiorenne. Una metafora gastronomica che nasconde una precisa strategia culturale: dare voce a registi senza bisogno di apparati promozionali eccessivi.

Festival come laboratorio, non come vetrina

Guardare questa rassegna con occhio puramente commerciale sarebbe un errore da critico distratto. France Odeon si conferma un ponte culturale, ma il suo vero valore sta nel trasformarsi in laboratorio narrativo. Le opere selezionate non chiedono permesso. Si leggono negli incontri collaterali a Palazzo Bastogi, all’Institut français e al The Artists’ Palace Florence, dove il dialogo tra professionisti e pubblico non segue le logiche della viralità, ma quelle della legittimazione critica e della resistenza temporale. Il cinema francese contemporaneo non si misura più solo sul divismo o sul box office. Si misura sulla capacità di interrogare il presente senza rinunciare alla propria anima autoriale.

La vera diplomazia cinematografica non si fa con i manifesti sui palazzi, ma con la pazienza di chi sa aspettare che una storia trovi il suo pubblico al buio della sala.

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#France Odeon #Festival cinema francese #Brigitte Bardot #Premio Foglia d'Oro #Firenze

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