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Festival

Locarno 2026: Monica Bellucci trionfa, ma il Pardo d'Oro va alla Romania

La 79ª edizione del festival svizzero premia Monica Bellucci per Ketticè e consacra Florin Șerban. Analisi di un palmarès che guarda al futuro del cinema europeo.

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Locarno 2026: Monica Bellucci trionfa, ma il Pardo d'Oro va alla Romania

C’è una leggenda metropolitana che circonda i grandi festival: quella del doppietta nazionale, o perlomeno della doppia vittoria italiana in un solo evento. Al Locarno Film Festival 2026, la realtà è stata più sobria, ma non per questo meno significativa. La settantanovesima edizione si è chiusa sabato quindici agosto con una cerimonia che ha saputo bilanciare l’attesa mediatica e le sorprese della giuria. Il Pardo d’Oro del Concorso Internazionale è andato a You Don’t Belong Here (Nu e locul tau aici) di Florin Șerban, regista romeno rientrato al lungometraggio dopo un lungo periodo di insegnamento. Nessun primato per l’Italia nella massima categoria. Ma il vero successo nazionale arriva dal banco degli attori: Monica Bellucci ha alzato il Pardo per la migliore interpretazione grazie a Ketticè di Giovanni Tortorici. Una scelta che premia un cinema d’autore italiano, ancora capace di generare personaggi indimenticabili quando smette di rincorrere i numeri da multiplex e si affida alla densità del testo.

Il peso dell’interprete e la forza di Ketticè

Non si tratta di un riconoscimento di circostanza. Tortorici ha costruito un personaggio che resiste allo sguardo dello spettatore proprio perché rifiuta ogni convenzione melodrammatica. Bellucci non recita, esiste: ogni gesto è un atto di resistenza silenziosa, ogni pausa una dichiarazione di principio. La giuria ha premiato la forza della presenza scenica, quella capacità rara di trasformare il silenzio in tensione narrativa. In un’epoca in cui l’industria cinematografica italiana tende a confondere l’importanza con il budget, questa vittoria ricorda che il cinema vive e muore intorno ai volti che lo abitano. Non è un caso se Ketticè emerga proprio qui, fuori dai circuiti commerciali, dove il linguaggio si misura sulla sincerità dell’emotività. La scelta di premiare un’attrice che ha attraversato decenni di cambiamenti estetici e narrativi diventa un manifesto: l’esperienza non è un peso, ma uno strumento di precisione chirurgica.

Geometrie del presente: da Șerban a Hong Sangsoo

Il Pardo d’Oro non è mai stato un premio di consolazione, e Locarno lo dimostra con coerenza. Florin Șerban porta a casa il massimo riconoscimento «per la forza della sua sceneggiatura, la singolarità della visione e la straordinaria padronanza del linguaggio cinematografico». Una pellicola che indaga il rapporto padre-figlio senza cadere nella trappola del sentimentalismo da manuale. Accanto a lui, Hong Sangsoo si aggiudica il Pardo per la miglior regia con Nowhere to Lay My Eyes (Nun Dul Dega Eomne), mentre lo stesso Pardo per la migliore interpretazione, non diviso per genere, va anche a Kim Minhee. Due autori coreani che continuano a smontare e rimontare le convenzioni narrative con una precisione millimetrica. Il Premio Speciale della Giuria è finito a The Riverbank (A Margem do Rio) di Matheus Farias ed Enock Carvalho, mentre nel Concorso Cineasti del Presente la giuria ha premiato The Illusion of an Everlasting Summer (La ilusión de un verano sin fin) di Alessandra Sanguinetti, conferendo anche lo Swatch First Feature Award. Un palmarès che parla di Europa, Asia e Sud America senza alcun filtro esotizzante, privilegiando la forma sul soggetto con un rigore quasi didattico.

La Piazza Grande e il futuro del circuito

Locarno non è solo una competizione: è un osservatorio. Nata nel 1946 e riconosciuta dalla FIAPF come manifestazione competitiva affiancata da Cannes, Berlino e Venezia, la kermesse svizzera ha vissuto undici giorni e undici notti sotto lo schermo a cielo aperto della Piazza Grande, ventisei metri per quattordici, capaci di contenere ottomila spettatori. Un’architettura effimera che trasforma il pubblico in un organismo unico, dove il vento e il silenzio diventano parte integrante della proiezione. Giona A. Nazzaro, direttore artistico, ha definito il palmarès «vitale e contemporaneo, in stretto dialogo con le trasformazioni dell’industria e del nostro mondo di oggi». Una frase che potrebbe sembrare generica, ma che trova riscontro nella scelta di premiare la Romania, il Brasile e la Corea senza gerarchie. Il cinema non si salva dai numeri, ma dalla capacità di guardare al futuro con gli occhi di chi lo abita. Come ho avuto modo di analizzare in passato, la forza di un’opera sta nella sua coerenza interna, non nell’apparato che la accompagna. Qui a Locarno, questa coerenza è stata premiata con una precisione quasi matematica, confermando che i festival restano gli unici laboratori dove il cinema può ancora respirare senza filtri commerciali.

Il cinema non richiede il consenso delle platee commerciali per esistere; necessita solo di chi ha il coraggio di guardare dritto in faccia il mondo, senza filtri né compromessi. E qualche volta, basta un volto per fare la differenza.

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#Locarno Film Festival #Monica Bellucci #Florin Șerban #Ketticè #Pardo d'Oro

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