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Festival

Moretti torna a Venezia: l'amore, la musica e il peso di quarant'anni

Anteprima veneziana di Succederà questa notte: il ritorno del regista romano, il rapporto con Jasmine Trinca e le musiche come architettura emotiva.

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Moretti torna a Venezia: l'amore, la musica e il peso di quarant'anni

Decenni di cinema non si cancellano con un applauso, ma si confermano ogni volta che un regista rifiuta la comodità del retropensiero. Il ritorno di Nanni Moretti alla Mostra del Cinema di Venezia per presentare Succederà questa notte non è un gesto nostalgico. È una dichiarazione di intenti strutturale. Il suo ritorno al Lido non ha lo scopo di omaggiare un passato già sedimentato, ma di tracciare una linea di demarcazione precisa nel presente. E Moretti la traccia con inchiostro indelebile: quasi quarant’anni dopo la sua ultima presenza in concorso, La messa è finita del 1985, il regista romano torna a gareggiare al Lido mostrando che la sua voce non si è affievolita, ma ha imparato a parlare sottovoce per farsi sentire meglio.

La scelta della vulnerabilità

Il film nasce da un adattamento libero dei racconti di Eshkol Nevo raccolti in Legami, e Moretti lo sa bene quando ammette, con la sua tipica autoderisione, che quella vecchia frase «vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello» è ormai superata. Non per cedimento all’età, ma per esigente intellettuale. Affiancato da Valia Santella e Federica Pontremoli nel lavoro di riscrittura, Moretti abbandona la postura del commentatore onnisciente per entrare nella carne viva di una storia d’amore che non cerca le grandi declamazioni. Matteo (Louis Garrel) e Greta (Jasmine Trinca) si incrociano a Roma in abito da sposa, si ritrovano a San Sebastián durante un concerto, attraversano anni senza mai cadere nel sentimentalismo da locandina. Il risultato è un melodramma che si regge su respiri brevi, di silenzi costruiti, di sguardi che non devono spiegare nulla perché il corpo già ha risposto.

Trinca e la geometria dello sguardo

Jasmine Trinca non interpreta Greta: lo abita. Il loro rapporto professionale, maturato in anni di lavori paralleli e incrociati, qui raggiunge una densità quasi fisica. Moretti non ha bisogno di trasformare la protagonista in un alter ego maschile o in un simbolo astratto; le lascia il peso della sua ambiguità naturale, quella che sa essere fragile senza essere debole, determinata senza essere aggressiva. La Trinca qui fa quello che fa da sempre quando un regista le dà spazio: riempie i vuoti con una presenza tattile, concreta. Non è la solita recitazione di superficie che i festival premiano per comodità visiva. È lavoro artigianale, fatto di pause calcolate e sguardi che rifiutano la risoluzione immediata. In un’epoca in cui il cinema italiano tende a confondere l’intimità con la confessione terapeutica, Moretti e Trinca offrono invece un dialogo silenzioso dove ogni gesto pesa quanto una decisione politica.

La musica come architettura emotiva

Più interessante ancora è la scelta sonora. Qui non parliamo di colonne sonore di contorno. Moretti ha deciso di legare il destino dei personaggi a due giganti del rock: Bruce Springsteen e i Rolling Stones. I costi per le licenze sono record, sì, ma non si tratta di mero spectacle. La musica diventa architettura emotiva, la bussola che guida Matteo attraverso anni di assenza e ritorni improvvisi. Quando il brano entra in scena, non accompagna l’azione: la sostituisce. È un colpo di scena sonoro che funziona come memoria collettiva, come promemoria di un’epoca che i protagonisti cercano invano di recuperare. In festival dove il sound design viene spesso trattato come post-produzione decorativa, questa scelta è una resistenza formale. Il rock non riempie le scene: le definisce. E Moretti lo sa bene quanto chi ha passato la vita a capire che un accordo sbagliato può spezzare l’illusione più di un dialogo mal recitato.

Il confine tra ironia e resistenza

Alla fine della conferenza stampa, quando il tempo è scaduto e i giornalisti urlano domande sulla politica, Moretti chiude con una battuta secca: «Peccato, avrei tanto voluto parlare di politica! Sarà per la prossima volta!». È uno dei suoi gesti più lucidi. Non perché eviti il tema, ma perché sappia che la politica vera non si annuncia in conferenza stampa. Si nasconde nei meccanismi del linguaggio, nelle scelte di montaggio, nel rifiuto di offrire consolazione pronta. Succederà questa notte esce nelle sale italiane il 3 dicembre per 01 Distribution, e non sarà un film per chi cerca rassicurazioni. Sarà un film per chi ha imparato che il cinema italiano ha bisogno di urto, non di carezze istituzionali.

Non esiste premio che valga più della capacità di un regista di guardare in faccia lo spettatore senza chiedere permesso. Moretti ce l’ha insegnata da tempo, e oggi il cinema gli rende il dovuto: non per il passato, ma per quella testa che ancora non si china davanti al nulla.

Tag

#Nanni Moretti #Venezia 2026 #Jasmine Trinca #Succederà questa notte #Cinema Italiano

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