Scarica ora
Festival

Sukiyaki di Takahisa Zeze e la storia musicale giapponese al via del Tokyo Film Festival

Analisi dell'opera d'apertura del 39º Tokyo International Film Festival, tra genesi di un brano storico, curatela consapevole e export culturale nipponico.

DevShifters
Sukiyaki di Takahisa Zeze e la storia musicale giapponese al via del Tokyo Film Festival

La scelta del film d’apertura non è mai un semplice gesto programmatico. La curatela di questa trentanovesima edizione si configura fin da subito come un manifesto di posizionamento culturale. Il punto di partenza è una canzone. Sukiyaki, diretto da Takahisa Zeze e proiettato il 26 ottobre all’Hulic Hall per inaugurare la kermesse, racconta come un brano in lingua nipponica abbia conquistato le classifiche mondiali nel 1963, in piena Guerra Fredda e sotto il dominio assoluto della musica pop occidentale. La pellicola, dalla durata di due ore e trentacinque minuti, non si limita a celebrare un successo commerciale: ricostruisce l’opera del compositore Hachidai Nakamura (interpretato da Junichi Okada), del paroliere Rokusuke Ei (Tori Matsuzaka) e del cantante Kyu Sakamoto (Taiga Nakano), il trio ribattezzato “689” in Giappone dopo il successo americano. Il film segue i tre tra tradimenti, ferite e perdono, fino a un concerto di riunione.

Ne avevamo gia’ parlato in Tokyo Film Festival 2026: quindici film in gara e il peso di una curatela che non chiede scuse.

La genesi di un fenomeno transnazionale

Il titolo internazionale del brano è Sukiyaki, ma la sua origine risiede in Ue o Muite Arukou, pubblicato negli Stati Uniti nel 1963. È stato il primo pezzo giapponese a raggiungere la prima posizione nella classifica Billboard statunitense, rimanendovi per tre settimane consecutive. La narrazione di Zeze non si arrende alla leggenda del miracolo immediato: mostra invece la fatica della traduzione culturale e delle pressioni dell’industria discografica. La ricostruzione biografica diventa così un modo per restituire un nome e un volto ai creatori di un successo che ha attraversato barriere linguistiche e geopolitiche.

Curatela e industria: il peso delle scelte

La proiezione inaugurale si inserisce in un meccanismo festivaliero più ampio. Il festival, diretto da Takeo Hisamatsu, propone 204 film da 112 paesi e regioni, tra cui 35 anteprime mondiali. La giuria internazionale, presieduta dal regista australiano-olandese Rolf de Heer, valuterà quindici titoli per il Tokyo Grand Prix. Una direzione artistica non è mai neutra: definisce i confini di ciò che merita visibilità. Il Tokyo Film Festival, organizzato sotto l’egida di UNIJAPAN, del Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria, della Japan Foundation e del Governo Metropolitano, mantiene un equilibrio delicato tra sostegno istituzionale e indipendenza artistica. Il governo giapponese ha colto l’occasione per ribadire l’obiettivo di esportare contenuti nipponici per un valore di 20 trilioni di yen entro il 2033. La kermesse conferma che il cinema non è solo intrattenimento, ma infrastruttura culturale.

La chiusura del cerchio culturale

Parlando con la stampa durante il festival, Zeze ha detto che la cultura giapponese di oggi assorbe meno influenze straniere rispetto al dopoguerra e si è fatta più chiusa. Il film, secondo Screen Daily, ricorda anche il destino di Kyu Sakamoto, morto nel disastro aereo del volo JAL 123 nel 1985. Dopo la prima mondiale alle Hawaii e quella giapponese a Tokyo, l’uscita nelle sale giapponesi con Toho è prevista per il 25 dicembre. Il cinema giapponese non cerca più di imitare l’Occidente; racconta di sé con la stessa precisione con cui un musicista accorda uno strumento prima di suonare. La qualità di una rassegna si misura dalla capacità di costringerci a guardare senza cercare scappatoie, anche quando il quadro è scomodo e lontano dalle nostre coordinate geografiche.

Tag

#Tokyo International Film Festival #Sukiyaki #Takahisa Zeze #censura musicale #cinema giapponese

Condividi